A Messina c'è ancora voglia di sinistra? Una proposta per il cambiamento

Partiamo da questa semplice domanda per spiegare a voi lettori che la politica non è poi quella cosa così negativa che in tanti pensano,ma se fatta con le idee giuste, condivise, partecipate, può ancora incidere positivamente sulle nostre vite. Partecipare a convegni, incontri, assemblee che dir si voglia, certo non è stato mai così appassionante ma se il tutto viene organizzato da persone competenti e soprattutto che riscuotono consensi popolari, tutto cambia, e puoi sempre imparare qualcosa. 

Mi riferisco in particolare all'incontro dello scorso 7 Settembre a Palazzo Zanca quando davanti ad una platea affollatissima all'interno del Salone delle Bandiere si sono confrontati il popolo della sinistra quella vera, quella che lavora, quella vicina agli ultimi, con uno dei suoi leader Massimo D'Alema venuto a Messina per dare il via alla campagna elettorale di Claudio Fava candidato Presidente alla Regione Siciliana. 

Nel suo intervento Fava rimarca il fatto che “il popolo della Sinistra non deve sentirsi condannato a rimanere ciò che siamo stati e ciò che siamo. Penso che esista un’altra strada tra l’essere rassegnati e l’essere arrabbiati, cioè l’essere responsabili delle proprie azioni, delle proprie opinioni. Questo desiderio di determinare una svolta, un cambio in Sicilia, questa proposizione della mia candidatura, dove ci è stato detto che siamo solo una formula. Io penso invece che questa sia una forma di politica dentro la quale ci sono le parole: responsabilità, opinione, libertà, coerenza, una parola che non si costruisce nell'affermarla, ma nel raccontarla, verso un percorso. Le nostre strade, sono anche il segno di una coerenza. 

"Abbiamo scelto di stare da un’altra parte per costruire un’altra idea di politica, di Sicilia, senza lo scambio, il baratto. La coerenza, porta anche alla politica dei sentimenti, anche questa una parola desueta, perché la politica si fa con la campagna elettorale. Ma io voglio condividere con voi uno stato d’animo del siciliano che si sente umiliato, tradito all’idea che la Sicilia sia una merce di scambio. Qualcuno la definisce in maniera rozza e arrogante una campagna locale, non dobbiamo avere il polso della situazione, dei risultati. Altri pensano che i destini della Sicilia non devono essere decisi qui, a Palermo, a Capo d’Orlando (n.d.r.: dove poi Fava si è recato, come testimoniano le foto). A Roma si definisce il “prezzo” di questa campagna elettorale, una campagna elettorale in cui si paga in maniera più volgare e violenta: “cosa vuoi il pacco di pasta……….?”. Quanto vuoi, cosa vuoi, che ti serve, un 3% al Senato, una legge elettorale che ti permetta di avere tot senatori, ci pensiamo noi. In questo baratto noi, voi siamo carne da macello. 

"Come siciliano mi sento umiliato a fronte di quello che sta succedendo negli altri schieramenti politici, come quello che sta attorno alla candidatura del rettore Micari. Mi sembra  umiliante e volgare decidere che voi non contate nulla, che a voi non è stata chiesta una opinione, ma che vi considerino numeri già depositati in banca pronti per essere offerti, solo caselle da riempire. I siciliani non hanno idea della politica, i siciliani appartengono. C’è un sentimento che si oppone a questa idea di baratto, esiste un mondo diverso con la coerenza di chi dice che non siamo disposti a credere che l’intesa tra Alfano, i sindaci di Orlando (Sindaco di Palermo), e tutto ciò che viene caricato considerandolo il centrosinistra. Non è il centrosinistra è una accozzaglia, è una intesa di ceto politico. Quanto vale questo ceto politico? Io mi sentirei in imbarazzo vedere accanto a me, in una battaglia elettorale per il cambiamento, per la discontinuità, un sottosegretario che ha preservato il business dei migranti. 

"Il centrosinistra non deve essere un perimetro stretto, ma che abbia un senso politico, che tenga conto della cultura che ognuno di noi ha. La Sicilia è piena di risorse umane e materiali, parlando delle cose che possiamo fare. In questa campagna elettorale non parlerò di mafia, non ritornerò su cose già dette, perché diamo per acquisito questo argomento, non so se gli altri candidati faranno altrettanto. Parlerò di cose che stanno molto a cuore, come dei tanti siciliani che non vogliono andare a votare, come quelli che hanno l’età dei nostri figli, che hanno ragione,perché si sentono umiliati e delusi. Parliamo di diritto alla vita. Bisogna creare le condizioni perché a 25, 30 anni si possa restare in Sicilia. Questo è un pezzo importante della nostra sfida elettorale”. 

Parole chiare, sui cui riflettere e da cui trarre giovamento per ricreare quella proposta politica che possa dare veramente risposte chiare, esaurienti e decisive per il nostro futuro di siciliani.


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